Commenti

Loredana Rotundo, membro della giuria|| Daniele Riba, responsabile organizzazione del festival || Gino Picaro, autore di Arena ||Cinzia Minchella, pubblico

Loredana Rotundo, programmista Rai

Sul Festival

La bellezza di questo festival è che si vedono e si ascoltano pensieri (idee, ossessioni, visioni del mondo, racconti, richiami al risveglio delle coscienze), completamente diversi da quelle operazioni industrial-artistiche-pubblicitarie che sotto forma di film sono selezionate ed esposte all’interno di spazi considerati ufficiali, i cosiddetti grandi (ma forse anche piccoli) festival, i media, pubblici e privati, intenti ad alimentare la loro macchina corporativa a colpi di censura (idee ritagliate e confezionate per il mercato) e di prodotti tecnicamente eccellenti (ma soprattutto irrealizzabili senza il sostegno di un torbido sistema politico/pubblicitario/finanziario).

E qui finalmente si è liberi (sia gli spettatori che gli autori) di venire in contatto con idee che invitano a conoscere la vita vera che scorre, che si svolge intorno a noi, e che nessuno arriva a conoscere a causa dell’oscuramento operato da un sistema mediatico aggressivo e pervasivo che esercita un controllo ormai capillare su ogni attività umana e sociale. Ma ecco che finalmente ritornano le parole che volano di bocca in bocca, (vedi i commerci equi, i consumi critici, gli acquisti alimentari direttamente dai produttori, le iniziative che mirano a ritessere i rapporti umani e professionali in modo onesto (come fa questo festival.)

Pochi spettatori. Meglio. Le folle urlanti e disumanizzate proprio da quella macchina mediatica, sono tutte al Circo Massimo a festeggiare palle marce, (escludo naturalmente da queste sgradevoli considerazioni i veri tifosi). Allora trovarsi in una sala al pianterreno di un palazzo dell’Esquilino davanti ad uno schermo, anche se con qualche difficoltà, ti riporta ad una dimensione più squisitamente umana dove il sereno confronto di idee tra persone di ogni genere, quelle incaricate a giudicare i lavori in programma (complimenti al direttore artistico per la promiscuità professionale della giuria), ma anche gli organizzatori, gli autori, gli spettatori, è rinfrancante e confortante rispetto alla spocchia e alle dinamiche relazionali basate sul potere che esistono in qualunque altro luogo. Qui è solo l’inizio di uno spazio diverso: il piccolo contro il grande; i temi universali, scoperti da altre angolazioni, vissuti e discussi nel gruppo; rapporti umani ritrovati; l’attività del pensiero contro lo stordimento; l’ understatement nella presentazione di lavori contro la presuntuosa esibizione delle “grosse” produzioni. 

È un’allegra e tranquilla dimensione glocal. Forse involontariamente, ma apprezzabilmente si è imboccata la via dello smascheramento della vacuità dei poteri. 

Finora un sorriso soddisfatto ci ha accompagnato nella visione dei più disparati film, corti e non, proposti nelle prime tre serate. Ne riparleremo sabato prossimo.

Sui film

Vito's way 
Manca l'approfondimento psicologico del personaggio, la ripetizione della sua unica azione, camminare con il bastone chiamando continuamente i suoi amici cani, non rende comprensibile la meta del suo cammino. È un corto che ha però una decisa “personalità” a dispetto di qualsiasi critica.

Il colore del silenzio 

Ci affatica l'eccesso didascalico e la debole proposta registica mentre si apprezza la scelta del tema. Pessima purtroppo la qualità del suono.

Quelli di via Artom
Ideazione e realizzazione pregevole. Sia per le testimonianze raccolte, per la scelta del tema, per il controllo del mezzo, che per la regia non teme confronti “alti”. È il miglior documentario del festival.

17 e 30 
Regia, montaggio e suono eccellenti. Bravi gli attori. Travolti senza via di fuga dal gioco al massacro tra i due personaggi si rimane immobilizzati da questo assalto real-visionario, che però non porta da nessuna parte

Quando le mucche vanno in vacanza
Interessante e ben realizzato. Di notevole valore storico e sociale. 

Viaggio in Sicilia 
Purtroppo non realizza la concatenazione delle tappe del viaggio promesso ma si perde qua e là quasi avesse montato le immagini scartate al posto di quelle buone. 

E’ la fine
Divertente e geniale questo gioco linguistico

L’impresa 
E’ divertente, ha le idee chiare anche se non proprio originali, ma è troppo lungo e l’ansia di inserire tutte le situazioni comiche pensate e realizzate gli sottrae forza.

Daniele Riba, responsabile dell'organizzazione del festival

Sul Festival
Neanche mi ricordo come nacque l'idea di un festival e ora mi ritrovo già a commentare la sua prima edizione. Tutto il lavoro di un anno è volato via in due settimane intense, anche troppo e piene di quei sentimenti che solo la vera arte riesce a regalare. Sarebbe facile per me farne un bell'elenco e vi sorprenderei anche con aggettivi e frasi che sicuramente vi scioglierebbero il cuore e vi farebbero piangere amare lacrime nel triste caso che non foste neanche transitati una sera in via Galilei...Gli altri commenti, le fotografie, i premi in questo sito testimoniano quello che è successo, manca un po' del sudore e delle incazzature e dei problemi e delle soddisfazioni che i festival del teatro e del cinema ci hanno portato. Vorrei dire molte altre cose ma nelle serate ho già parlato troppo non mi rimane che ringraziare chi con me ha diviso queste esperienza, tutte le persone a cui ho stretto la mano e tutte le persone a cui non ho potuto stringerla... abbiamo cercato di fare del nostro meglio e meglio sarà il prossimo anno.

Sul film
Premesso che sono affezionato a tutti i film che hanno partecipato al festival, vorrei scrivere alcune righe su quelli che più mi hanno colpito (finalmente anche io posso esprimere un mio giudizio personale).

Vito's way
Un corto di rara eleganza e classe con una forte impronta autoriale. Recitato o meglio vissuto realisticamente. Una idea che si può trasformare in un lungometraggio di sicuro interesse.

Il colore del silenzio
Il tema non era facile ma è stato affrontato con assoluta originalità e una partecipazione notevole. Una fotografia che colpisce per la ricercatezza, la recitazione purtroppo non mi ha convinto totalmente.

Quelli di via Artom

Senza ombra di dubbio il miglior lavoro in concorso, ottima la musica, le storie raccontate, la regia, la fotografia. Un documentario che ti lascia con l'amaro in bocca e testimonia senza retorica i tempi in cui viviamo. Assolutamente da vedere, soprattutto i sindaci e i politici locali di tutta l'Italia dovrebbero passare un pomeriggio in meno in comune e vedere questo lavoro... li aiuterebbe a essere meno "cittadini di potere" e più "cittadini di cittadini". Complimenti!

17e30
Anche questo lavoro testimonia l'alta qualità dei lavori presenti grazie a una regia moderna e puntuale, l'unica sensazione negativa è la storia che mi sembra troppo divisa nelle sue due parti. Diciamo che sono per me due ottimi corti in un uno. Assolutamente di classe e bravura la recitazione di Patrizio Cigliano e di Luciano Roffi.

Alex e le donne
Simpatia e divertimento, riflessione e curiosità in una storia tanto semplice quando interessante. Una sceneggiatura ricca che testimonia ancora di più la ricchezza intellettuale dell'autore Luca Elmi che ho avuto l'opportunità di conoscere nella serate del festival e che mi ha colpito per la sua vera e gentile disponibilità umana.

Ignotus
Costumi e scenografie che non hanno niente da invidiare alle grandi produzioni. Un corto pronto a diventare un lungo... Sono certo di aver visto la prima parte del Braveheart italiano. Max Bartoli merita l'opportunità di fare un grande film e Ignotus ne è la prova. Produttori fatevi avanti!

Un colpo fatto ad arte
Scusate il banale gioco di parole ma questo lavoro di Riccardo Graziosi è sicuramente un bel "colpo fatto con e ad arte!"

Carrozza n°6
Questo lavoro mi ha molto colpito, i ragazzi sono bravi e la storia è interessante come anche le musiche. Solo la fotografia è un po' assente ed è un peccato perché toglie un po' di valore ad un sincero corto che di valore umano ne dimostra parecchio

Anima mia lontana
Francesco Randazzo è proprio bravo. In tre minuti ricopre e avvolge lo spettatore in un vortice di sensazioni cosi forte che ogni altra mia parola risulterebbe senza dubbio banale. Bravo, bravo, bravo!

Arena
Solo conoscendo il regista Gino Pitaro ho capito quanto amore ci possa essere dietro ad un documentario e quanta passione e lavoro e grande ricerca colpiscano un vero professionista. Gino Pitaro è una persona gentile e partecipe in tutto ciò che fa e lo si capisce subito appena si inizia a parlare con lui e queste sue doti personali e umane riesce a trasportarle nel suo lavoro. Anzi mi è quasi venuta voglia di fare un po' di boxe in futuro! Buon lavoro per i prossimi impegni e continua a mettere la grinta e la passione che ho visto durante il festival!

Gino Picaro, autore di Arena

Sul Festival
(…) per noi riveste un grande significato il fatto che il Festival si svolga nel quartiere Esquilino, vero quartiere multietnico e multiculturale di Roma, che rappresenta il "territorio" romano che più è oggetto delle nostre frequentazioni. Reputiamo l'Esquilino il vero cantiere delle idee e del futuro di Roma per chi opera nel mondo del cinema e della cultura in generale.
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Carissimi,

sono molto contento di tutta la manifestazione e del Premio che la giuria del Festival del Cinema Libero di Roma e tutti voi mi avete tributato! Tra l'altro voglio aggiungere un pò di cose:

Chiamare un premio cinematografico Lanterna di Diogene è appropriatissimo e mi meraviglio che nessuno ci abbia mai pensato prima, non solo per i noti riferimenti epistemologici, culturali e di ricerca che accomunano Diogene ed Epicuro alla settima arte, ma anche proprio all'idea di Lanterna Magica che è proprio la preistoria del Cinema; l'idea di uomini le cui ombre vengono proiettate, a causa del riverbero, sul fondo della grotta si accosta in modo ammirabile all'idea della Lanterna ed al "meccanismo ancestrale della visione". E' qualcosa poi di estremamente intuitivo. 

Si chiamano i premi nel modo più strano; non si capisce come mai nessuno abbia pensato a qualcosa di diverso da "grolle", "padelle", ecc. che risultano essere intuitivamente anche incomprensibili ai più....

L'idea della Lanterna poi richiama il mare ed i pescatori di notte, ed il mare è il mio habitat. Nato nella terra di Pitagora, Menandro, Cassiodoro, Tommaso Campanella e Gioacchino da Fiore, potete capire che ci sono non poche affinità...e tante altre me ne vengono in mente....

(…)

Un altra cosa che desidero dire è che siete delle persone accoglienti e piacevolissime.

Il direttore Kadour sempre molto misurato, conviviale e autorevole, che usa parole appropriate; complimenti per Jesce Sole.

Daniele Riba è un presentatore eccezionale. Ha umorismo e i tempi giusti, me lo immagino al Festival del Cinema Libero (in un futuro non lontano!) che presenta la manifestazione a Piazza Vittorio, sia all'aperto che in una piccola tensostruttura.

Sarebbe carino poi fare i premi a forma di Lanterna o con un vecchio sul quale si abbattono schizzi di onde e vento, che regge una lanterna.

Per me, che ho iniziato assieme ai miei amici con nuove attrezzature, un documentario su temi particolari ed incisivi, ricevere un riconoscimento che si chiama "Lanterna di Diogene" per la "Ricerca" in "Via Galileo Galilei" a due passi dalla "Porta Alchemica" che serviva, si diceva, ad entrare in un altra dimensione e in altri mondi....è un buon segno, oltre che un premio che mi (ci) rende molto contento(ti) e ci stimola a lavorare sempre meglio.

Ci teniamo in contatto e ci sentiamo da settembre per il link del sito ed altre buone cose!

Desidero aggiungere che ho visto opere veramente valide.

Vedere i vari filmati per me è un confronto, non in senso competitivo, ma "conoscitivo". Capire cosa fanno e come fanno cinema e audiovisivi altri gruppi di persone con più o meno mezzi e possibilità di noi, ma analoghi a noi in un approccio Libero, Nuovo e un pò Pioneristico, come è stato il cinema nelle belle città di Torino e Napoli agli albori del novecento.
www.young-lions.it

Cinzia Minchella, pubblico

Sul Festival
Mi complimento con il Direttore e con i collaboratori per l’atmosfera che siete riusciti a suscitare nel giorno della premiazione (in cui ero presente): serena, propria di un gruppo di amici che si riunisce per assaporare insieme una passione, un momento di piacere artistico.

Sui film
Il film Jesce Sole di Kadour Naimi è realistico, crudo, essenziale, senza fronzoli.

Cupamente artistici i chiaro-scuri, appropriata la scelta delle musiche, interessante l’intrecciarsi delle vicende, eccellente la sequenza dell’inseguimento per le scale, che considero, per la tensione che infonde, tra le più drammatiche nella storia del cinema.

L’opera dimostra quanto sia difficile l’esistenza su questa terra e, nonostante ciò, l’importanza di viverla fino in fondo, con coraggio.