Danilo Caracciolo, co-regista del documentario Piccolo cane nero
     
(Premi Miglior sceneggiatura e Miglior Regia)
       luglio 2008.

     Caro Kadour,
   è stato molto bello esserci e condividere con voi, anche se per pochissimo tempo, questa bella esperienza che portate avanti con tanto amore. In condivisione.
     Ed apprezzo molto tutto ciò, ne condivido i principi e mi fa stare bene l'idea che ci siano altri che, come noi,  credono nell'utopica speranza che un altro punto di vista è possibile, credono nella necessità di aggregarsi, ritrovarsi e poterselo dire, ognuno con il suo linguaggio.
E' sempre più importante e necessario non sentirsi isolati.
Quest'epoca  genera, con una naturalezza disarmante, isolamento e divisione.
Bisogna lottare per fare in modo che non si annulli la memoria, che non si dimentichi chi sta ai margini.....bisogna ricordare che i principi di tolleranza, solidarietà ed uguaglianza appartengono agli uomini e che le vite di tutti sono quanto di più meravigliosamente unico esista.
     E vanno rispettate ed amate.
     Questi momenti ci aiutano ad andare avanti, a rinnovare gli stimoli necessari per proseguire.
     Vi abbraccio tutti.

*

Loredana Rotundo, membro della giuria, programmista RAI. 
     luglio 2008.

Ecco qui riportato un pezzo che non ha destato una sia pur minima attenzione da parte di quei giornali che si supponeva praticassero un’informazione militante: L’Unità, Il Manifesto Left, Liberazione (almeno Liberazione mi ha degnata di una risposta ) In fondo si trattava di spendere qualche parola sulle pagine locali. C’est tout. Ma evidentemente non amano indagare con umile curiosità eventi sotto un certo budget, privi di passerelle e non griffati. E l’obiezione che, facendo parte della giuria, non avrei potuto scriverci su qualcosa, non regge davanti alla disarmante piccolezza di questo festival, appunto a budget zero, a conduzione familiare direi con tenero sguardo. Allora continuassero a reggere lo strascico del potere mascherati da opposizione.

Andiamo avanti

"Oggi i festival di cinema sono come i congressi dei dentisti. Discorsi, cocktail, pranzi, banchetti, il sindaco, la moglie del sindaco...E talmente folcloristico che diventa deprimente" (J.L. Godard, Lire, n .255, maggio 1997).

Uno squarcio di nuova umanità si apre a due passi da S. Paolo fuori le mura. Incastonata tra anonimi palazzi anni ‘70, La città dell’Utopia, (ww.lacittadellutopia.it) laboratorio sociale e culturale per un modello di sviluppo sostenibile, che risiede in un casale del ‘700, detto casale Garibaldi (la leggenda vuole che Garibaldi abbia pernottato qui e vero o falso che sia ciò ha permesso la sopravvivenza di questo sito altrimenti destinato all’abbattimento) ha ospitato dal 2 al 5 luglio la terza edizione del Festival del Cinema Libero, una positiva anomalia di questo paese, voluto fondato e diretto da Kadour Naimi, regista e attore algerino che dirige una scuola di cinema, la Maldoror, a Roma, dove risiede ormai da più di 20 anni .

Il discorso è questo: faccio un film, di finzione o documentario, che non ha accesso ai circuiti cosiddetti ufficiali, il F.C.L. mi seleziona tra quelli che soddisfano criteri etici ed estetici che sono i criteri fondanti del festival, unici ad essere vincolanti nelle intenzioni del suo ideatore, difensore di un cinema economicamente ed ideologicamente libero e mi propone a poche decine tra spettatori e giuria che vedono il mio lavoro ed esprimono un giudizio.

E’ il festival degli sfigati che non riescono a raggiungere la ribalta di quegli empirei griffati (escludenti e censori perchè prigionieri dei ben altri criteri di selezione)? Ma proprio no. Qui è la società civile che si riorganizza altro che emarginati dal sistema mediatico!

L’intento e la scommessa di Kadour Naimi è quello di interrompere il circolo vizioso che vuole la circolazione di prodotti culturali e artistici distribuiti in fasce di serie A e serie B e serie Z, e di sostituirlo con un circolo virtuoso, come si usa dire oggi, proprio riferendosi alla rivitalizzazione operata da quella società civile consapevole che si rimbocca le maniche e che promuove iniziative organizzate dal basso. Ridare quindi concretezza alle idee e senso al fare.

Hanno pari dignità artistica i prodotti approdati a questo festival con quelli presentati, premiati, esaltati nei luoghi battuti dal potere? Si, anzi di più, sono speciali perché non “vantano” diktat produttivi cui sottostare, insomma assenza di prostituzione e massima libertà di espressione.

Si possono vedere delicate storie d’amore, restituite con sincero e coraggioso sforzo espressivo, (Carlos y Maria di Fabrizio Nigro, La paura più grande di Emanuele Michetti), storie che raccontano l’urgenza di cambiare il mondo (Save the world dell’inglese David Casals-Roma, il regista non era presente alla proiezione perché non aveva i soldi per venire a Roma) e preziose ricognizioni su temi disertati da produttori, autori e registi affermati. (Certo ci sono i Gomorra e i Divo che hanno ricevuto la giusta risonanza anche se troppo presto affievolita, ma l’immane impegno e rischio personale troverà soddisfazione nel proseguimento su questa via? In ogni caso moltiplichiamoli i Saviano, i Garrone e i Sorrentino.

E ancora originali storie di solitudine vissute nell’angusta e inconcludente condizione di una dieta alimentare (La giornata di Eva di Clara Salgado) o riorganizzate nella condivisione di una passione musicale che permette la rinascita di vite spezzate (il premiatissimo documentario Randagi di Luciano Sartirana, storia della Bar Boon Band ambientata a Milano, dove un gruppo di barboni si costituisce in band per ricostruirsi una nuova vita).

Tanti altri ancora, sono una ventina in tutto lavori presentati al festival (vedi sito www.festivalcinemalibero.com) tra cui un bellissimo documentario sulle Case del popolo, un pezzo di storia del nostro paese raccontato con minuziosa ricostruzione e linguaggio vivo ed emozionante per la compresenza del registro squisitamente documentaristico e quello teatrale che da corpo all’urgenza narrativa. (Piccolo cane nero di Danilo Caracciolo e Roberto Montanari).

E poi il prezioso Aviano Italia, di Daniele Bonazza, prodotto dal basso ottimo reportage che da conto dello stato degli armamenti nucleari in Italia e che precisa in particolare la reale situazione di Aviano. Gli insert tratti dalla propaganda americana che ha martellato i cittadini statunitensi dagli anni 40 agli anni 80 con l’assurdo duck and cover ( accucciati e copriti), da praticare nell’eventualità di essere attaccati da altri paesi con la bomba atomica, rendono più inquietanti le immagini della cittadella militare incistata nel comune friulano in cui sono custodite (?)50 bombe atomiche. (vedi sito www.dwcvideo.it)

Si potrebbe dire uno dei tanti festival che nascono come funghi. E no! Ecco il miracolo del Festival del Cinema Libero: non è punto finale di un percorso che mira alla distribuzione del proprio lavoro senza alcuna altra riflessione che ottenere incassi e visibilità a tutti costi, consumare e archiviare l’esperienza ma, come dice con profonda convinzione il direttore artistico Kadour Naimi, è un punto di partenza perché ha l’obiettivo di creare una rete tra i partecipanti tutti, sia i realizzatori dei film, che i membri della giuria, che gli spettatori di passaggio, allo scopo di sostenersi reciprocamente, pensare a collaborazioni, progettare insieme nuovi lavori, crescere socialmente, umanamente, professionalmente su un terreno che, vista la devastazione culturale e sociale di questo paese, complici i “cavalierati” che hanno l’ambizione di alternarsi al potere per decidere unilateralmente e perciò scelleratamente i nostri destini, si ha l’impressione possa ridiventare fecondo dopo una corretta aratura. Le monoculture dei potenti degli schermi hanno isterilito campi che danno sempre meno frutti. Biodiversità, multiculturalismo, inclusione e solidarietà sono indispensabili per l’esistenza in vita dei popoli che contrastano l’invasione degli ultracorpi. A chi obietta: e il cinema dov’è? rispondo è inevitabile che si metta a fuoco tutt’altro quando si vuole parlare di cinema e poi a cosa serve il cinema se non a rifondare la società?

L’associazione Onlus La Betulla, Associazione che si occupa di assistenza domiciliare gratuita a malati inguaribili, è stata partner del Festival e insieme al prezioso volontariato dello staff di Kadour Naimi e ai volontari del Servizio Civile Internazionale, gruppo di giovani stranieri di varia provenienza, ha permesso una riuscita emotivamente esaltante.

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Luca Littaru, Regista del film Matrioska, Premio Miglior soggetto.

     Giù il cappello per questo meraviglioso festival. Un'emozione ancora più grande del premio ricevuto è stata l'energia che ho respirato. Grazie.

     (Commento su You Tube, 30 luglio 2008.)